Recensioni PDF Stampa E-mail
Scritto da salvatore   
Lunedì 11 Febbraio 2019 07:39

Recensioni

 

RECENSIONE DI FABIO LISMA

Riverberi del cuore

di Vita Alba Tumbarello


La silloge di poesie “Riverberi del cuore”, scritta dalla Prof.ssa Vita Alba Tumbarello, è espressione di un moderno, fresco, innovativo e coinvolgente stile letterario che permette di instaurare un rapporto simbiotico con il lettore grazie alla miscellanea dei temi trattati, riconducibili, in gran parte, all’analisi della sfera psico-affettiva, emotiva, interiore e (più in generale) introspettiva, caratterizzante ogni individuo, soggetto dotato di Ragione ma anche propulsore di istinti, impulsi, sensazioni, sentimenti e atteggiamenti, la cui variabilità dipende dalle fasi e stagioni del percorso esistenziale vissuto, oltre che dalla contingenza di situazioni incidenti sui motivi dell’agire legati a fatti, episodi, circostanze.

La peculiarità che contraddistingue la “vena poetica e romantica” dell’autrice, sia dal punto di vista formale sia dal punto di vista contenutistico e sostanziale, è quella di raccontare le impressioni, i turbamenti, le contraddizioni, i mutamenti, le vicissitudini dello stato d’animo umano attraverso la meticolosa, attenta, puntuale e descrizione della Natura, presentata nelle sue molteplici, imprevedibili, inusuali, ignare forme e sfaccettature, come se già ella ne conoscesse la profonda, intrinseca e recondita essenza, spingendosi al punto tale da completarsi, immedesimarsi, rifugiarsi in essa, costituirne parte integrante, volerne spiegare l’importanza e la relazione indissolubile con qualsiasi altro Essere ed elemento fenomenico appartenente al mondo.

L’idea della “perfezione” connota tutti gli aspetti della realtà circostante, le componenti degli agenti atmosferici e paesaggi idilliaci tratteggiati nelle diverse poesie, dinanzi ai quali la scrittrice rimane stupita, estasiata non esclusivamente per la bellezza promanata bensì per la serenità, il senso di inebriante appagamento e sicurezza provato; la singolarità e alternanza dei colori utilizzati (forti, tenui, accesi, spenti, chiari e scuri), indicatori sintomatici dell’umore, approccio e percezione del contesto, di volta in volta, delineato, unite alla ricchezza lessicale e ricercatezza terminologica, sono le costanti di parecchi testi, aventi come effetto quello di invitare l’interlocutore alla riflessione, dopo averlo catapultato in un’agognata (seppur illusoria e consolatoria) dimensione trascendentale magica, onirica e protettiva, capace di placare i tormenti, reprimere le paure e debolezze, relegare transitoriamente le fragilità e incertezze, confidare nella speranza e attesa di un futuro migliore.

La necessità e l’irrefrenabile voglia di raggiungere una condizione di elevatezza morale, religiosa, spirituale, che mitighi la limitatezza penalizzante l’uomo nella comprensione, interpretazione e risoluzione dei misteri, dubbi e vacillamenti, nell’assunzione di comportamenti e cura delle relazioni sociali, si conciliano con l’istantaneità delle emozioni suscitate, la genuinità e autenticità dei sentimenti manifestati, la nostalgia di un passato rimpianto e non più ripetibile; il conforto trovato nella fede si può, inoltre, ritenere il filo conduttore che muove il pensiero della scrittrice tramite l’identificazione della Natura con Dio, Entità perfetta da cui tutto trae origine.

Gli scorci, le ambientazioni suggestive, i non vaghi riferimenti ad oggetti, animali, affetti intimi e persone care sono descritti alla stregua di un pittore o artista, che pian piano realizza il suo prodotto finale, la sua opera creativa con fantasia, maestria, talento, estro, ricorrendo (per soggettivizzarlo) ad ogni tipo di gradazione cromatica, particolare che possa fedelmente rappresentare ciò che la mente ha elaborato in quel preciso istante, facendo partecipe chi è in grado di apprezzarne il valore; alla stregua di un fotografo, che immortala attimi, momenti in foto o cartoline d’epoca, pronto a ritrarre e portare alla luce caratteristiche non sempre facilmente visibili agli occhi di un comune osservatore.

Dalla delicatezza e musicalità delle parole, adoperate nella cornice della complessa e articolata struttura dell’opera, emerge una spiccata sensibilità, immensa riconoscenza e devozione per i doni ricevuti da Dio, come: l’opportunità concessa a ciascuno di apprezzare e godere delle meraviglie del mondo; la fortuna di aver goduto periodi della vita (infanzia e giovinezza) in maniera spensierata con ricordi unici e forieri di esperienze costruttive; le occasioni di provare a pieno un sentimento o un’emozione, maturando nel tempo, prefiggendosi obiettivi, rimediando agli errori commessi, cambiando o rivalutando concezioni, vedendo le cose da prospettive differenti, imparando lezioni, avendo la forza di rialzarsi, ripartire o ricominciare daccapo.

L’esplicita e incessabile ricerca dell’Infinito, frutto di desideri a volte avverati a volte sopiti, viene confermata dall’intensa vitalità e positività che la Tumbarello effonde grazie a quell’anelito poetico, improvvisa illuminazione e folgorante ispirazione, tipici di chi, con curiosità, si vuole cimentare nella scoperta di lati o aspetti dell’Essere per dare una risposta esaustiva ai tanti interrogativi, quesiti (scaturenti dai “riverberi” del cuore) che la attanagliano; essa si contrappone all’implicita, amara consapevolezza dell’illusione, dell’inesorabile fugacità del tempo, dell’incapacità di tornare indietro e seguire una direzione diversa da quella intrapresa, risultato di un presente non totalmente accettato, condiviso, poiché instabile, poco rassicurante, inidoneo a offrire garanzie e causa di “fluttuazioni” interiori.

Le passioni, gli amori, le sofferenze, rinunce e aspettative, sviscerate dalla poetessa quasi sempre in chiave autobiografica (assumendo i ruoli di donna, moglie, madre, figlia, ecc..) attraverso l’uso di espedienti stilistici (es.: la suddivisione dei versi in quartine) e figure retoriche (fra cui le metafore, similitudini, personificazioni, consonanze, assonanze, ecc..), rivelano una certa enfasi sostituita, in alcuni passi, da un apparente pessimismo che sembra non avere vie d’uscita di fronte al sopravvenire di eventi dipendenti o meno dalla volontà umana, al tempo che non perdona, alla precarietà dei rapporti interpersonali, alla povertà di valori morali e principi attuali, alla sminuita considerazione di ciò che la Natura ha messo a disposizione perché fosse preservato e custodito.

L’originalità e fluidità dello stile adottato, la speditezza e semplicità del linguaggio (a prima vista aulico) contribuiscono a rendere significativi l’accostamento tra la sfera sensoriale, empirica e la sfera emotiva, il parallelismo tra la dimensione reale e la dimensione immaginata o non più esistente, sfocianti nel raffronto tra l’innocente e ingenua età infantile, la felice età giovane e la cosciente età adulta: le prime due, tese alla progettualità e formazione della personalità individuale, in cui l’autrice è assoluta protagonista e artefice delle scelte che compie; la terza, tesa al consolidamento, al giudizio critico e miglioramento qualitativo della personalità acquisita, tramite l’evoluzione e maturazione del pensiero.

La negatività che si evince nella silloge cede, infine, il passo ad una visione ottimistica della vita, trasformandosi in: motore, spinta grazie alla quale ella ritrova la forza per affrontare le difficoltà e sfide quotidiane; filosofia e antidoto per risolvere i problemi di ogni genere; insegnamento da cui ricavare utilità mettendosi sempre in gioco e in discussione con se stessi e con gli altri; ragione per arricchire, con l’aiuto della fede, il proprio percorso spirituale e interiore di nuovi stimoli e propositi.
FABIO LISMA

Ultimo aggiornamento Lunedì 11 Febbraio 2019 10:41
 

Attivita Toto Mirabile




Powered by Joomla!. Designed by: ThemZa themes ntc hosting Valid XHTML and CSS.