Ruoli e compiti PDF Stampa E-mail
Scritto da salvatore   
Mercoledì 29 Settembre 2010 11:06

“Ruoli e compiti dei Musei  delle tradizioni e arti contadine”

Marsala, lì 14 settembre 2006- Il ruolo attuale del Museo

Il ruolo attuale del museo va inquadrato e letto all'interno della più ampia problematica sulla "organizzazione della cultura", al fine di evitare non solo la vecchia idea dell'istituzione ottocentesca, ma anche la fuorviante illusione del tanto in voga "effimero".
In uno scenario contraddistinto dall'esigenza di tutela e valorizzazione, sia nel senso di memoria storica, sia per fini di sviluppo turistico, dalla maturazione velocissima di larghi strati della popolazione, che ha determinato una forte richiesta di partecipazione ai fenomeni culturali, e dall'attenzione crescente dei media per il nostro patrimonio, il tema della conoscenza dei beni culturali e del museo non è più monopolio degli addetti ai lavori, ma diviene materia di riflessione e di concreta operatività nel mondo della scuola e, in generale, in ampi segmenti della società civile.
Se, fino ad un recente passato, i compiti istituzionali di un museo erano quelli della raccolta, della conservazione e della valorizzazione dei materiali, oggi queste sfere operative non esauriscono la propria azione entro un ambito ristretto: si precisano e si ampliano, infatti, le funzioni connesse alla realizzazione ed alla produzione di iniziative culturali, nonché alle attività con caratteristiche di servizio che spaziano dal pubblico scolare a quello adulto, offrendo una vasta gamma di opzioni all'interno (attività sperimentali, gioco - apprendimento) e all'esterno dell'istituzione ("museo non museo , museo fuori del museo"). Ciò contribuisce a trasformare il museo da oggetto a soggetto attivo dei processi culturali e dei progetti di intervento.
Il potenziamento e l'affinamento delle attività di conservazione e di valorizzazione alimentano le funzioni, altrettanto importanti e necessarie, di studio, educazione e promozione culturale ai diversi livelli della società: cosi il "museo degli oggetti" diventa il "museo dei concetti".
Questa nuova politica gestionale, che trae origine dal processo di profonda revisione e riqualificazione della struttura museale, ha animato, sin dall'inizio, l'operazione di ristrutturazione del Museo provinciale, sulla base della precisa convinzione che tale struttura debba aprirsi al territorio, ovvero proiettare all'esterno un programma ricco e polivalente, capace di contribuire dinamicamente allo sviluppo culturale: il superamento della struttura "contenitore" si attua con la realizzazione di un luogo operativo e informativo, sede di più attività parallele, punto di incontro sociale o di espletamento di iniziative di interesse collettivo.
Il nostro museo deve oggi configurarsi quale istituto culturale al servizio dei cittadini, un presidio territoriale che deve agire organicamente sulle realtà "minori" (raccolte, aree archeologiche, piccoli musei) esistenti sul territorio: infatti, anche se individualmente non possono assurgere ad una dimensione strutturale di servizio, queste possono acquistare una loro piena identità, all'interno di un unico impianto riaggregante, identificabile nel "museo d'area". La nostra struttura va quindi orientata anche verso il recupero delle zone a carattere turistico - culturale, con particolare attenzione all'ambiente naturale e alle sue risorse, per raccoglierne le testimonianze significative e proporle come strumento di conoscenza della stratificazione storica, valorizzandole nell'ambito di una pianificazione integrata.
Il Museo, ovviamente, è particolarmente adatto a promuovere iniziative in rapporto con le altre istituzioni presenti nel territorio, in piena coerenza con il potenziamento funzionale che le Leggi 142/90 e 127/97 comportano al ruolo della Provincia.

 Alla scoperta della Casa Museo Antonino Uccello di Palazzolo Acreide (Siracusa)

Di recente avevamo parlato della Casa Museo Antonino Uccello riguardante i modelli istituzionali e percorsi normativi dei musei etnografici.
L’argomento è di sicuro interesse perché il rilancio di un territorio passa anche dal rilancio di quei contenitori che conservano la memoria del medesimo.
Da questa osservazione nasce l’intervista al Direttore della Casa Museo, il Dr. Gaetano Pennino. Cosa rappresenta per la politica ambientale, culturale e turistica della Regione Siciliana la Casa museo? La Casa museo Antonino Uccello di Palazzolo Acreide è uno dei musei etnografici di maggiore tradizione in Sicilia e nel Meridione d’Italia, unitamente al Museo Giuseppe Pitrè di Palermo.  La sua nascita, la sua crescita istituzionale e la sua trasformazione in Museo regionale ha segnato uno dei più importanti paradigmi nella storia delle istituzioni del genere, assumendo significativo rilievo non solo dal punto di vista politico ma anche sotto il profilo della gestione e delle scelte di conduzione che ne hanno regolato la vita negli ultimi anni. Oggi la Casa museo è un riferimento culturale per tutto il territorio ibleo, è un segno di riconoscimento dell’dentità e del profilo delle comunità stanziate nell’area in cui si colloca, è un’opportunità istituzionale di contatti e di rapporti per tutti coloro che vogliano approfondire la conoscenza del tessuto economico e sociale della Sicilia preindustriale – soprattutto nel periodo limite che segna la sua radicale trasformazione –, è una risorsa che può diventare anche traino di fenomeni economici e imprenditoriali per iniziative che guardino all’indotto culturale e ai fenomeni di contorno che possono svilupparsi con lungimiranza di investimenti e capacità organizzativa di carattere innovativo. Qual è la "mission" della Casa Museo? Forse quella di indicare una maggiore attenzione al territorio e alla sua storia? La funzione della Casa museo non è diversa da quella di tutti gli altri musei, secondo la definizione che di quest’istituzione ne dà l’ICOM (International Council of Museums e che è opportuno riportare: Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo. È aperto al pubblico e compie ricerche che riguardano le testimonianze materiali e immateriali dell’umanità e del suo ambiente; le acquisisce, le conserva, le comunica e, soprattutto, le espone a fini di studio, educazione e diletto. Naturalmente la specificità della Casa museo Antonino Uccello quale museo etnografico e del folklore del territorio ibleo, la pone in prima linea fra le istituzioni al servizio della società e del suo sviluppo delegate a far conoscere le modalità di organizzazione culturale ed economica delle comunità prevalentemente contadine, pastorali, artigianali comunque organizzate secondo modalità, regole e sistemi tradizionali di conduzione del sapere.Ciò non limita la possibilità che il Museo di Palazzolo Acreide diventi tout court un’istituzione culturale ad ampio raggio, come di fatto si è anche caratterizzato in questi ultimi anni assolvendo un compito di promozione anche artistica e di animazione nel territorio. Credo che la Casa Museo sia un esempio di Bene Culturale parte attiva del territorio, o sbaglio? Ciò che lei osserva, oltre ad essere assolutamente pertinente, rimanda e allude a un concetto di museo che oggi tende a definirsi con il prefisso “eco” : ecomuseo; intendo dire che, unitamente a tanti altri musei del territorio ibleo e, in particolare il Museo di Buscemi . I luoghi del lavoro contadino, la Casa museo ha fortemente voluto giocare un ruolo attivo nel territorio ridefinendo i suoi perimetri d’azione, che sono diventati sovracomunali e perfino sovraprovinciali, caratterizzandosi per il coinvolgimento, quanto più esteso possibile, di operatori impegnati a vario titolo nel tessuto non solo culturale ma anche economico, rivolgendo particolare attenzione alla valorizzazione delle risorse endogene. Questa tendenza, fra altre, è uno dei compiti più chiari e più incisivi dell’ecomuseo. In che modo la Casa Museo contribuisce a riequilibrare le relazioni fra ambiente, paesaggio e territorio?
Ogni azione che favorisce la conoscenza e la consapevolezza del rapporto tra uomo (cultura), paesaggio (natura) e territorio (articolazione di unità culturali e unità naturali) è un’azione riequilibrante, supposto che, in questo periodo storico, vi sia necessità di un riequilibrio tra questi elementi/agenti.
In altri termini, testimoniare con tutte le modalità proprie di comunicazione del Museo, le specificità territoriali e il loro profilo culturale, favorendone la conoscenza e la
consapevolezza quali risorse, immette energie riequilibranti che agiscono quali forti contrappesi avversi a tendenze omologanti e, in qualche modo, desertificanti. Non crede che c’è ancora poca attenzione da parte di tutti noi nei confronti della Cultura che potrebbe essere uno straordinario volano di sviluppo? La risposta a questa domanda potrebbe condurre a un elenco di affermazioni forse ormai troppo usurate sul versante dell’identificazione della Cultura, ovvero dei fenomeni culturali strutturati in forma di  venti/avvenimenti/luoghi/evidenze di pubblica rilevanza (ché a questo ci riferiamo, non certo al concetto antropologico di Cultura), quale agente di sviluppo. Non c’è dubbio che una collettività che mostra al meglio ciò che è, ciò che è stata, ciò che può essere, ciò che esprime e ciò che crea è una collettività destinata a farsi conoscere e a far conoscere; è una collettività che moltiplica le opportunità attorno a sé e che non rimane inerte rispetto alla sua identità che, peraltro, è tale, quanto più si confronta e si afferma nel rapporto con altre identità. In che modo la Casa Museo fa parte del sistema delle "Città barocche della Val di Noto"? Potrei rispondere dicendo, provocatoriamente, che la Casa museo fa parte del sistema a partire dal suo contenitore: Palazzo Ferla, edificio realizzato dopo il terremoto del 1693 con magniloquenza barocca.  In verità, ciò che si dimentica, talvolta, è che dietro i disegnatori del barocco e i magnifici architetti vi erano gli scalpellini che lavoravano la pietra con sapienza antica di mano e di tecnica, senza la quale, ovviamente, mancherebbe l’aspetto realizzativo del barocco, la rasformazione dall’idea al manufatto. La Casa museo è una testimonianza anche di quella tecnica e, comunque, del mondo culturale che la sottendeva e la derivava.Ci può presentare il convegno MuseoLogica? MuseoLogica è stato il tentativo, forse riuscito, di mettere a confronto  sperienze di gestione e di conduzione di istituzioni museografiche siciliane, italiane ed europee. Tale confronto si è reso necessario per formulare nuove ipotesi di regolamentazione della vita attuale dei musei, soprattutto in Sicilia, dove sostanzialmente si è abbandonati a una triste sopravvivenza. E’ impossibile riportare in poche parole gli esiti del convegno. Si possono, tuttavia, formulare almeno due considerazioni:
1) con minimo sforzo e, soprattutto, senza nuove e maggiori spese, la Regione Siciliana potrebbe attuare una rivoluzione nella gestione dei suoi musei percorrendo la strada della responsabilizzazione piena dei suoi vertici apicali e l’autonomia effettiva degli istituti; questo non risolverebbe tutti i problemi antichissimi (carenza di personale, scarsa flessibilità dell’impianto organizzativo generale delle istituzioni, carenza di programmazione) ma potrebbe, certamente, risolverne almeno la metà;
2) non si può ragionare di musei con l’angoscia della sostenibilità sotto il profilo economico, cercando a tutti i costi di trasformarli in luoghi di profitto (ricordiamo la definizione di museo, prima riportata, dell’ICOM). È preferibile fare una scelta in ordine ai musei che devono rimanere aperti e quelli che devono essere ricondotti a depositi, piuttosto che snaturarne la funzione o, peggio, avvilirla facendo divenire le istituzioni luoghi di intrattenimento caratterizzato da proposte culturalmente squalificanti e improvvisate. In che modo poter sviluppare un network di musei etnografici? Noi (cioè la Casa museo d’intesa con altri musei del territorio ibleo), di fatto, l’abbiamo già realizzato con la Rete museale etnografica iblea che consiste di un protocollo d’intesa, firmato nel 2005, fra circa 20 soggetti pubblici e privati gestori di siti e istituzioni che si occupano del folkore della Sicilia sud-orientale e iblea, ovviamente, in particolare. Stiamo lavorando in collaborazione e con buoni risultati. Si potrebbe potenziare l’attività se di questa Rete di coordinamento, unica in Sicilia, si accorgesse qualche Assessore o qualche Sindaco influente e accorto, capace di condurci ad interlocuzioni importanti e portanti! O prima o poi speriamo di far breccia e di far comprendere le potenzialità che sono enormi. E’ possibile rilanciare la tradizione del "Grand Tour" a partire dai musei etnografici? Non credo. Il punto di vista di un viaggiatore del "Grand Tour" spazia per orizzonti larghi e vasti itinerari. A questi non possono essere estranei i musei etnografci ma dubito possano costituire il centro di interesse. Quali i progetti futuri di promozione della Casa Museo? Il mio impegno primario, attualmente, è volto all’ampliamento del Museo che, fra breve, dovrebbe poter occupare l’intera superficie di Palazzo Ferla, a Palazzolo Acreide. Quando disporremo di locali più ampi e adeguati moltiplicheremo i nostri sforzi, con o senza risorse specifiche: la Casa museo offrirà al pubblico mostre, eventi culturali, dibattiti, iniziative editoriali, iniziative in collaborazione con scuole e università e molto altro ancora. Se gli amministratori non ci sosterranno, condurremo iniziative con il supporto della collettività che sapremo coinvolgere, così come faceva Antonino Uccello, sollecitando il senso di orgoglio, il sentimento di identità e di appartenenza alla cultura degli iblei. Una cultura antica, permeata anche di solidarietà e di affascinanti proiezioni ideali nel gusto e nello stile.

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 29 Settembre 2010 11:20
 

Attivita Toto Mirabile




Powered by Joomla!. Designed by: ThemZa themes ntc hosting Valid XHTML and CSS.