Gli scacchi PDF Stampa E-mail
Scritto da salvatore   
Mercoledì 29 Settembre 2010 17:48

 

Il Gioco degli scacchi nella tradizione siciliana

Il ruolo attuale del museo

Il ruolo attuale del museo va inquadrato e letto all'interno della più ampia problematica sulla "organizzazione della cultura", al fine di evitare non solo la vecchia idea dell'istituzione ottocentesca, ma anche la fuorviante illusione del tanto in voga "effimero".

 In uno scenario contraddistinto dall'esigenza di tutela e valorizzazione, sia nel senso di memoria storica, sia per fini di sviluppo turistico, dalla maturazione velocissima di larghi strati della popolazione, che ha determinato una forte richiesta di partecipazione ai fenomeni culturali, e dall'attenzione crescente dei media per il nostro patrimonio, il tema della conoscenza dei beni culturali e del museo non è più monopolio degli addetti ai lavori, ma diviene materia di riflessione e di concreta operatività nel mondo della scuola e, in generale, in ampi segmenti della società civile.

Se, fino ad un recente passato, i compiti istituzionali di un museo erano quelli della raccolta, della conservazione e della valorizzazione dei materiali, oggi queste sfere operative non esauriscono la propria azione entro un ambito ristretto: si precisano e si ampliano, infatti, le funzioni connesse alla realizzazione ed alla produzione di iniziative culturali, nonché alle attività con caratteristiche di servizio che spaziano dal pubblico scolare a quello adulto, offrendo una vasta gamma di opzioni all'interno (attività sperimentali, gioco - apprendimento) e all'esterno dell'istituzione ("museo non museo , museo fuori del museo").

Ciò contribuisce a trasformare il museo da oggetto a soggetto attivo dei processi culturali e dei progetti di intervento.

Il potenziamento e l'affinamento delle attività di conservazione e di valorizzazione alimentano le funzioni, altrettanto importanti e necessarie, di studio, educazione e promozione culturale ai diversi livelli della società: cosi il "museo degli oggetti" diventa il "museo dei concetti".

Questa nuova politica gestionale, che trae origine dal processo di profonda revisione e riqualificazione della struttura museale, ha animato, sin dall'inizio, l'operazione di ristrutturazione del Museo sulla base della precisa convinzione che tale struttura debba aprirsi al territorio, ovvero proiettare all'esterno un programma ricco e polivalente, capace di contribuire dinamicamente allo sviluppo culturale: il superamento della struttura "contenitore" si attua con la realizzazione di un luogo operativo e informativo, sede di più attività parallele, punto di incontro sociale o di espletamento di iniziative di interesse collettivo.

Il nostro museo deve oggi configurarsi quale istituto culturale al servizio dei cittadini, un presidio territoriale che deve agire organicamente sulle realtà "minori" (raccolte, aree archeologiche, piccoli musei) esistenti sul territorio: infatti, anche se individualmente non possono assurgere ad una dimensione strutturale di servizio, queste possono acquistare una loro piena identità, all'interno di un unico impianto riaggregante, identificabile nel "museo d'area".

La nostra struttura va quindi orientata anche verso il recupero delle zone a carattere turistico - culturale, con particolare attenzione all'ambiente naturale e alle sue risorse, per raccoglierne le testimonianze significative e proporle come strumento di conoscenza della stratificazione storica, valorizzandole nell'ambito di una pianificazione integrata.

Il Museo, ovviamente, è particolarmente adatto a promuovere iniziative in rapporto con le altre istituzioni presenti nel territorio, in piena coerenza con il potenziamento funzionale che le Leggi 142/90 e 127/97 comportano al ruolo della Provincia.

Quando disporremo di locali più ampi e adeguati moltiplicheremo i nostri sforzi, con o senza risorse specifiche: il museo, infatti, ogni hanno ha offerto al pubblico mostre, eventi culturali, dibattiti, iniziative editoriali, iniziative in collaborazione con scuole e molto altro ancora.

Se gli amministratori non ci sosterranno, condurremo iniziative con il supporto della collettività che sapremo coinvolgere, così come faceva Antonino Uccello, sollecitando il senso di orgoglio, il sentimento di identità e di appartenenza alla cultura degli iblei.

Infatti, il Museo Mirabile vuole raggiungere in pieno tutto questo anche nel nostro territorio provinciale e le manifestazioni già organizzate e principalmente l’odierna manifestazione sono l’espressione  vera per raggiungere una cultura antica, permeata anche di solidarietà e di affascinanti proiezioni ideali nel gusto e nello stile.

Il Museo Mirabile ha voluto ospitare l’Associazione Scacchistica Lilibetana di Marsala per volere onorare uno dei più nobili ed antichi giochi, quello degli Scacchi che fa parte della nostra tradizione siciliana.

 Il gioco degli scacchi

 La Storia

“Ogni giocatore di scacchi confermerà volentieri che il gioco degli Scacchi, questo meraviglioso dono dell’oriente, è non solamente il più nobile e più bello di tutti i giochi, ma procura anche i più grandi piaceri intellettuali, perché si colloca alla frontiera fra il gioco, l’arte la scienza.” (Siegbert Tarrash)

 Le origini

Il gioco degli scacchi è da sempre considerato uno tra i più nobili e complessi giochi che l’umanità abbia dato alla luce.

E’ anche ricoperto da un alone di mistero, che ci fa chiedere come facciano grandi campioni a rimanere per ore davanti ad una scacchiera senza dar segni di stanchezza, salvo poi alzarsi completamente sudati dalla fatica fatta, oppure come sia possibile giocare un’intera partita senza però avere la scacchiera di fronte, usando solo quanto la memoria riesce a offrir loro, o ancora, ritornando indietro nei secoli, in che tempo e in che modo essi siano nati.

Secondo gli ultimi studi, il gioco degli scacchi trova le sue origini nell’India dell’II o III secolo d.C., e si pensa derivi dai dadi; si presume infatti che inizialmente esistesse un gioco, le cui regole ricordano quelle del gioco dell’oca.

 Gli scacchi iniziano presto a diffondersi in diverse direzioni: marciano verso Est lungo lo stesso itinerario del buddismo e quindi conquistano a Nord Est la Cina e a Sud Est la Tailandia; dalla Cina passano in Corea e in Giappone

Arrivati in Persia ai tempi di Cosroe, gli scacchi si diffondono, lentamente, ma costantemente in due direzioni: Nord e Ovest.

Gli storici sono concordi nell’affermare che gli arabi conobbero gli scacchi in seguito all’invasione della Persia nel 641. Li diffusero, assieme alla matematica greca e all’aritmetica indiana, fino al Marocco, poi nella penisola iberica, quando nel 711 passarono lo stretto di Gibilterra, e in Sicilia, probabilmente già nei 75 anni, dall’827 al 902, che ci misero per conquistarla.

Il medioevo

Sono all’incirca dell’anno 1000 le prime testimonianze scritte di epoca medioevale, e la loro provenienza va ritrovata nella penisola iberica. Questo dato non deve stupire, visto che proprio qui fu più forte l'influenza degli arabi.

Il rinascimento

Nel XVI secolo gli scacchi raggiunsero un periodo di grande fulgore e fiorirono i primi famosi giocatori del gioco moderno.

All’epoca dei viceré spagnoli gli scacchi erano ufficialmente considerati il gioco di corte, ma specialmente l'Italia divenne la patria di campioni che i regnanti di tutte le corti si contesero senza badare a spese, organizzando tornei e sfide con ricchi premi.

In primo luogo è doveroso citare le figure di Leonardo Cutrio, o da Cutro, (1552-1597), detto "il Puttino", e del suo grande rivale Paolo Boi (1528-1598), soprannominato "il Siracusano".

Si racconta che Leonardo da Cutro riuscì perfino a liberare suo fratello, catturato dai feroci Saraceni, giocandone la libertà a scacchi con il capo dei pirati.

L’illuminismo

E’ il Settecento che ospita il primo vero giocatore teorico, cioè il francese André Francoise Danican Philidor, detto "il Grande", nato a Dreux nel 1726, che può essere considerato senza ombra di dubbio il maggiore trattatista del XVIII secolo.

Fu nel periodo di Philidor che i giocatori di scacchi presero l'abitudine di incontrarsi nei caffè delle città, luogo di ritrovo anche di artisti e letterati.

In Inghilterra, fra il 1700 ed il 1770, furono molto frequentati dai giocatori di scacchi il Caffè Parshoe ed il Caffè Tom, entrambi a Londra.

Il Caffè Tom divenne successivamente la sede ufficiale del famoso London Chess Club, al quale erano iscritti i migliori scacchisti inglesi.

Il diciannovesimo secolo

La prosperità economica del XIX secolo portò a un aumento del numero di persone dotate di cultura sufficiente a trovare appassionanti gli scacchi.

Fu in questo periodo che nacquero club destinati esclusivamente agli scacchi.

Il ventesimo secolo

Gli scacchi fiorirono nel secolo scorso, sia in popolarità che in tecnica.

Come altre manifestazioni, anche gli scacchi durante la prima guerra mondiale videro un calo di attività nei Paesi coinvolti.

 Il più importante cambiamento amministrativo del XX secolo fu la creazione della federazione mondiale per gli scacchi. Nell'estate del 1924, delegati provenienti da 15 Paesi si incontrarono a Parigi e costituirono la FIDE, (Féderation Internationale des Éches).

Il gioco degli scacchi vede nascere, dunque, anche in Sicilia numerosi club dove ci si incontra per giocare e si organizzano tornei.

Una delle cose che più risalta, però, quando è in corso un torneo di scacchi, è la presenza predominante di popolazione maschile con qualche raro caso di apparizione femminile.

Anche l’età delle poche giocatrici non passa indifferente, e, a parte qualche donna, moltissime ancora non hanno compiuto la maggiore età.

Allo stesso modo, l’impressione che dà entrare in un circolo scacchistico fa credere che questo gioco sia di competenza unicamente maschile.

Tuttavia com’è noto, negli scacchi non entrano in campo i muscoli o la prestanza fisica, motivo che spiegherebbe tale differenza di partecipazione, ma il confronto è diretto tra due intelligenze, due esperienze, due abilità che si fronteggiano a suon di idee, intuizioni e strategie, tutte cose che dovrebbero appartenere parimenti sia al genere maschile che a quello femminile.

Da notare poi, che non si parla di un effetto evidente su un unico territorio, come quello siciliano, ma la carenza di giocatrici è presente a livello nazionale e mondiale.

E allora qual è la causa di questa discrepanza nel numero? Secondo alcuni il gioco degli scacchi, per le sue caratteristiche, non piace alle donne, secondo altri la donna è talmente impegnata a gestire la propria vita e la propria casa che dopo una certa età perde la possibilità di continuare seriamente l’attività, per altri ancora la donna non è portata e basta.

Arrivati a questo punto, corre l’obbligo ricordare,la prima scacchista siciliana: Macalda Scaletta (XIII secolo).

Il Professore Santi Correnti uno dei più noti studiosi siciliani di storia. Nato a Riposto (CT) è stato titolare dellacattedra di Storia Moderna nella Facoltà di Magistero dell'Università di Catania, nel suo libro La Sicilia del Seicento, società e cultura, a pagina 216-217 troviamo un riferimento importantissimo, il nome della prima scacchista siciliana: il gioco degli scacchi ... fu praticato in Sicilia anche dalle donne, come è attestato dal famoso episodio di Macalda, l'ambiziosa e intrigante moglie di quell' Alaimo da Lentini che fu uno dei principali protagonisti dei Vespri siciliani, che durante la sua prigionia nel castello di Matagrifone di Messina, giocava a scacchi con l'emiro Margan Ibn Sebir, anch'egli prigioniero di re Pietro III d'Aragona.

Per gli appassionati di storia degli scacchi è una informazione molto mportante. Finora, infatti, i primi scacchisti siciliani sui quali si aveva un cenno storico erano: Armini, Branci e Li Grechi (Armini, e Branci vissero sotto l'imperio del suddetto Carlo, furono Palermitani, e giocatori di molto no me ... Don Matteo li Grechi Siciliano della città di Termini fu celebre nel medesimo tempo, compose alcune stanze delle leggi del gioco degli Scacchi ...

(De' Giocatori , e di Coloro, che scrissero del gioco, Cap. XII pag. 88 - Il Gioco de gli scacchi di Pietro Carrera - Militello - Catania - 1617).

L'annotazione del Professore Correnti sposta, quindi, di ben 250 anni la prima documentazione storica su uno scacchista siciliano.

L'emiro Margan Ibn Sebir, infatti, fu tenuto in prigionia dal Settembre/Ottobre 1284 fino al 1289.

Macalda Scaletta venne imprigionata nel carcere di Matagrifone il 19 Febbraio del 1285, dopo la partenza del marito, Alaimo da Lentini, avvenuta il 19 Novembre 1284.

Dunque, è possibile datare in maniera certa le partite a scacchi tra Macalda Scaletta e Margan Ibn Sebir, tra il 1285 (dopo il 19 Febbraio) e il 1289.

In conclusione, arrivati a questo punto, permettetemi di dedicare la manifestazione alle donne, e aver ricordato Macalda Scaletta, la prima giocatrice donna, possa essere un augurio affinché molte di loro si possano avvicinare a questo nobile gioco, con la certezza che diventeranno campionesse al pari di Macalda e, con una battuta….,vengano a visitare il Museo Mirabile.

Ricerche elaborate da Totò Mirabile.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 29 Settembre 2010 17:55
 

Attivita Toto Mirabile




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