La nascita PDF Stampa E-mail
Scritto da salvatore   
Martedì 28 Settembre 2010 12:37

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Appena la moglie avvertiva le prime doglie, il marito correva ad avvisare la levatrice, in genere una donna esperta che aveva già fatto nascere "tutto il Paese". La suocera, preparava ciò che occorreva per il parto: l’acqua calda, dei panni puliti di lino ed una preghiera particolare a S. Anna, protettrice delle gravide e dei nascituri. Appena nato, il bambino veniva poggiato in una cesta di vimini, alcuni dicono come per ricordare Mosè salvato dalle acque del Nilo. Per preservare il bambino da malformazioni si fasciava come una mummia egiziana e poi si vestiva appoggiando sulla veste l’immagine della Madonna. La culla dove riporre il neonato, "la naca" era un pezzo di stoffa piegata dove le estremità erano legate alla corda che a sua volta era legata agli angoli dei muri della camera da letto. 

La "naca" era collegata da un lato ad una cordicella che la donna si portava appresso per tutta la cucina ed era possibile farle oscillare anche a distanza con un movimento minimo del braccio. Al primo vagito la mamma tirava la cordicella ed il bambino grazie al dondolio si calmava e ricominciava a dormire. Durante il periodo del parto in casa non c’erano altri bambini. Questi di nascosto scrutavano il cielo, perché sapevano che a portare i bambini era la cicogna, ed aspettavano che arrivasse in volo. L’arrivo della mamma della partoriente veniva preannunciata e quando arrivava portava due galline ed una cesta con uova e pane fresco. Inoltre, spettava a lei l’onore e l’onere di regalare al nascituro una catenina d’oro se maschio. Seguiva poi la visita di tutti i parenti, che venivano regolarmente ospitati con felicità.

Ultimo aggiornamento Martedì 28 Settembre 2010 12:40
 

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