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Chiusa Sclafani, una storia tutta in musica.di Antonino G. MarcheseAncor prima della tradizione “popolare” otto – novecentesca della banda musicale, che ha oltrepassato la fatidica linea cronologica del 2000 con la banda del giovane maestro Gianni Giannetto, Chiusa Sclafani vanta una più antica tradizione nel campo della musica “colta”, che affonda le sue radici addirittura nel XVI secolo, all’epoca del Concilio di Trento, allorché la chiesa locale, e per essa l’arciprete Antonino Lo Verde, nel rinnovato clima controriformistico che coinvolse anche l’esecuzione della musica liturgica, mandò a chiamare da Nicosia un giovanissimo musicista per impartire lezioni di musica ai chierici.Il suo nome corrisponde a Pietro Vinci, il “dolce lirico del madrigale tipicamente cinquecentesco” (Mompellio), oggi considerato uno dei massimi compositori europei della sua epoca.Con regolare contratto notarile del 6 marzo 1556, da me appena reso noto, l’honorabilis Pietro de Vinchio oriundo civitatis Nicosie Musicus si obbligava, infatti, ad insegnare a vari esponenti del clero di Chiusa “musicam, canti fermiet canti figurati...” (oltre che la composizione) per uno stipendio di 2 tarì e 4 grana al mese per singolo allievo.E’ il caso di ricordare che il Vinci fu poi maestro di cappella in una chiesa di Bergamo e fu anche amico del musicista Vincenzo Galilei, padre del sommo scienziato, oltre che della poetessa Vittoria Colonna, della quale musicò alcune liriche.Nel secolo XVII, invece, è documentata sempre a Chiusa l’inedita figura di unmusicista locale, don Giuseppe Mazzullo, il quale, con la qualifica di “musicus et organista” riceveva, in data 10 giugno 1662, dalla confraternita di S. Caterina, la somma di 3 onze e 4 tarì “per havere cantato et ordinato la musica ed altri canti della festa del SS. Crocifisso nel primo e secondo Vespiri… et in altri festi di detta chiesa cioè di la Madonna di la Grazia e di Santa Caterina, di Santa Barbara e messe cantate”.E’ da dire che la chiesa di S. Caterina custodisce ancora oggi uno splendido organo, opera del palermitano Raffaele La Valle (sec. XVII), sebbene manchi chi ci possa fare ascoltare la sua “voce”, dopo la morte, nel 1971, dell’organista (autodidatta) Michele Castagnetta; come muti testimoni di un’antica civiltà musicale locale sono pure gli organi delle altre chiese: la Matrice, Santa Maria Assunta, San Sebastiano.Ma a fronte dell’esaurimento di tale pratica musicale, Chiusa Sclafani può vantare oggi una “scuola” di maestri organari facente capo alla bottega dei fratelli Colletti, Giuseppe e Giuliano, che hanno ereditato dal padre Michele l’arte della costruzione di organi di qualità (Mazara del Vallo, S. Gemma; Calvaruso, Santuario Ecce Homo), come pure l’esperienza magistrale nelrestauro di vecchi organi a canne. Focalizzando, adesso, l’attenzione sulla contemporaneità, risulta immediata la notevole presenza a Chiusa Sclafani di alcune figure di musicisti e cantanti la cui fama è volata oltre i confini regionalie nazionali, come nel caso di Ignazio Sgarlata e Giuseppe Liberto, nel campo della musica sacra; di Claudia Carbi Schifani e Marianna Pizzolato, nel campo della musica lirica; mentre un discorso a parte merita il maestro del jazz Claudio Lo Cascio.Del canonico Ignazio Sgarlata (1917-1980), bella figura di educatore, poeta e narratore, si ricorda soprattutto la valida attività di organista e di direttore musicale del duomo di Monreale, oltre che di compositore. Fu uno dei primi autori di messe in lingua italiana, all’epoca del passaggio dal latino (1965) ed ha composto, tra l’altro, un Magnificat ed una Salve Regina coelitum, per coro; quest’ultima utilizzata come colonna sonora dal regista americano Emile Ardolino per il suo film di genere musicale Sister Act (1992; Una svitata in abito da suora, nella versione italiana), seppure senza paternità, poiché nei titoli di coda l’autore delle musiche vi figura come “anonimo”.Tale composizione nei primi anni ‘50 era stata incisa, infatti, seppure con mezzi rudimentali, per la RAI di New York proprio dalla “Schola cantorum” del seminario di Monreale, riscuotendo vasta popolarità tra gli oriundi siciliani degli States.Sgarlata appartenne alla “scuola” di padre Antonino Orlando (1910-2000), anch’egli chiusese, organista e maestro di cappella al duomo di Monreale, con studi regolari seguiti al Conservatorio di Palermo. Notevole compositore di musiche vocali e strumentali, Orlando fu anche esperto di arte organariae come tale progettò il nuovo grande organo del duomo normanno costruitodalla ditta Ruffatti di Padova.Dalla linea Orlando-Sgarlata muove anche monsignor Giuseppe Liberto (1943), attuale direttore della Cappella Musicale Pontificia “Sistina”, specializzatosi con Turi Belfiore al conservatorio “Vincenzo Bellini” di Palermo.Liberto è prolifico compositore di Messe, Mottetti, Inni ed altri pezzi di musicasacra, sul filo di una ricerca interpretativa ligia ai dettami della Riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II. Ma Chiusa Sclafani è oggi anche l’unico centro della diocesi di Monreale ove è ancora possibile ascoltare, tra le navate delle sue belle chiese, il “gregoriano”, un canto proprio della liturgiaromana, su testi tratti dalla Sacra Scrittura. Esso viene regolarmente eseguito da alcune parrocchiane (ricordiamo, tra le altre, l’ultraottantenne Giovanna Coscino,’a zza Giuvannina) che hanno adeguato l’antica tradizione orale alle codificazioni volute dall’arciprete Palmeri sull’Editio Vaticana (1921) delle melodie gregoriane vocali e monodiche (Liber Officialis cum cantu gregoriano). Antonino Palmeri (1890-1982) fu, infatti, un grande cultore del canto sacro, che aveva appreso a Venezia durante la frequenza del Seminario Patriarcale negli anni della prima guerra mondiale.Naturalizzata chiusese, per avere sposato il pittore accademico Giovanni Schifani (1919-2003), è il mezzosoprano cremonese Claudia Carbi (1923), che si rese famosa negli anni Cinquanta come solista alla Radio Svizzera Italiana (Stazione di Monte Ceneri) e poi per avere cantato presso istituzioni musicali di livello internazionale (Accademia Chigiana di Siena Mozarteum di Salisburgo).AChiusa Sclafani la Carbi ha quindi fondato, negli anni ‘90, una scuola musicale nell’ambito dell’Associazione Culturale “Matteo Sclafani”, specializzata nell’esecuzione di antiche musiche siciliane (Pietro Vinci, Antonio Il Verso, Sigismondo d’India), al punto da meritarsi la definizionedi “prima maestra di musica antica a Palermo”(Carapezza).Dall’insegnamento di Claudia Carbi muove il giovane mezzosopranoMarianna Pizzolato (poi diplomatasi al Conservatorio di Palermo nellaclasse di Elvira Italiano), che la critica più qualificata ci presenta come un vero e proprio fenomeno musicale.Dall’esordio nel ruolo protagonistico del Tancredi rossiniano (Piacenza, 2002) all’interpretazione di Bradamante nell’Orlando Furioso di Vivaldi (Parigi, Champs Elysèes, 2003); dallo Stabat Mater di Rossini, diretto da Alberto Zedda (Pesaro, 2005) alla Messa di Cherubini, sotto la bacchetta di Riccardo Muti (Firenze, 2005) e alla recente Cenerentola rossiniana a La Coruna (Spagna), con un lusinghiero giudizio su “El Pais” (“un modello di Cenerentola”), possiamo veramente dire che la carriera di Marianna Pizzolato si è rivelata “un crescendo rossiniano”, seguendo un lapidario giudizio di Sara Patera. Nell’ambito della “Matteo Sclafani” si è pure formato il valente pianista Giuseppe Di Benedetto, che vediamo spesso in tournèe con la Pizzolato nei suoi concerti solistici, per canto e pianoforte.Nonostante la definizione di “palermitano doc” riservata dal critico di “Amadeus” Franco Fayenz a Claudio Lo Cascio, anche questo famoso jazzista può essere considerato una “gloria” di Chiusa Sclafani per le sue origini familiari (il padre vi svolgeva la professione di farmacista).E’ comunque impossibile trattare in questa sede la poliedrica figura di Lo Cascio: compositore, pianista, direttore d’orchestra, critico musicale; convinto sostenitore dell’originalità del jazz prodotto dai musicisti europei, rispetto ai modelli americani, con l’impasto talvolta di melodie tratte dal folklore siciliano.Da South-East Pipe-Lines, uno dei suoi primi dischi (1976) ai due recenti album dedicati a Frank Sinatra e a Nick La Rocca, eseguiti con la sua SiciliaJazz Big Band (CR Records), il percorso stilistico di Claudio Lo Cascio procede sempre più verso esiti di eccelso livello.Ma Chiusa Sclafani è oggi anche l’unico centro della diocesi di Monreale ove è ancora possibile ascoltare, tra le navate delle sue belle chiese, il “gregoriano”, un canto proprio della liturgia romana, su testi tratti dalla Sacra Scrittura.
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